Accise carburante: cosa sono, quanto pesano e come cambiano

Data: 30-09-2025 10:39:19

Ogni automobilista se lo chiede, prima o poi, mentre guarda i numeri scorrere sul display del distributore: quanto costa davvero il carburante, e quanto invece finisce allo Stato? La risposta sta in due parole che sentiamo spesso ma che pochi conoscono davvero: accise carburante.
Sono imposte silenziose, ma pesanti. Ogni litro di benzina o gasolio che finisce nel serbatoio porta con sé una quota fissa di tasse che, sommate all’IVA, compongono più della metà del prezzo finale alla pompa.


Le accise hanno una storia lunga e complessa. In Italia nacquero quasi un secolo fa, come prelievo straordinario destinato a finanziare guerre, ricostruzioni e calamità. Poi, anno dopo anno, da emergenza sono diventate abitudine, fino a trasformarsi in una voce stabile del bilancio pubblico.
Oggi rappresentano uno dei principali strumenti con cui lo Stato raccoglie risorse per finanziare servizi, infrastrutture e transizioni energetiche. Ma per chi guida, restano soprattutto un simbolo: quello di un pieno che costa sempre troppo.

Cosa sono le accise sul carburante e perché esistono

Le accise sul carburante sono imposte indirette: non colpiscono il reddito o il patrimonio, ma i consumi. Ogni volta che acquistiamo un litro di benzina o gasolio, paghiamo anche una tassa fissa che lo Stato applica per ogni unità venduta.
A differenza dell’IVA — che varia in base al prezzo — l’accisa resta invariata: che il petrolio salga o scenda, la quota fiscale non cambia. È per questo che, anche quando i prezzi internazionali calano, il costo del pieno in Italia non scende mai abbastanza.

Secondo il Decreto Legislativo 504 del 1995, l’accisa è un’imposta sulla produzione o sul consumo di prodotti energetici, alcolici e tabacchi. Nel caso dei carburanti, viene riscossa già in fase di distribuzione e incide direttamente sul prezzo finale.
In sostanza, lo Stato tassa ogni litro di carburante prima ancora che arrivi alla pompa: il distributore incassa, ma il fisco trattiene.

Benzina, gasolio ed energia: quanto si paga e perché

Nel nostro Paese, le accise benzina e le accise gasolio non sono identiche. Storicamente, il diesel godeva di un vantaggio fiscale: era considerato carburante “da lavoro”, destinato a trasporti e mezzi pesanti. Con il tempo però, quando le auto diesel sono diventate comuni anche tra i privati, questa differenza è apparsa meno giustificata — e l’Unione Europea ha chiesto un progressivo allineamento delle accise.

Oggi l’Italia applica circa 0,728 euro di accisa per litro di benzina e 0,617 euro per litro di gasolio. La Legge di Bilancio 2026 prevede di portarli a parità, fissando un valore comune di 0,6729 euro/litro.
Chi guida un’auto a benzina spenderà leggermente meno, chi usa un diesel un po’ di più. Per lo Stato, l’operazione vale un extra gettito stimato in oltre 550 milioni di euro nel 2026, che potrebbe toccare i 2,6 miliardi entro il 2033.

Accise simili esistono anche per altri settori: energia elettrica, gas, alcol e tabacchi. Ma nessuna pesa sulla vita quotidiana quanto quella sui carburanti: perché la vedi ogni volta che accendi il motore.

Come funzionano le accise in Italia e quanto incidono sul prezzo alla pompa

Capire come si formi il prezzo dei carburanti è fondamentale per comprendere il peso reale delle accise carburante. Ogni litro che acquistiamo è il risultato di tre componenti principali: il costo industriale, le tasse fisse e l’IVA.

Le tre componenti del prezzo finale

Ecco come si scompone, in media, il prezzo di un litro di carburante venduto in Italia:

  • Costo industriale: include la materia prima (il petrolio), la raffinazione, il trasporto e il margine di guadagno degli operatori della filiera.

  • Accise: una tassa fissa per ogni litro, uguale per tutti i distributori.

  • IVA: un’imposta del 22% calcolata sull’intero importo, accise comprese.

In altre parole, paghiamo un’imposta sull’imposta.
È questo il motivo per cui la tassazione incide tanto: non solo l’accisa pesa di per sé, ma su di essa viene calcolata anche l’IVA, amplificandone l’effetto sul prezzo finale.

Quanto pesano le accise sul prezzo del carburante

Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, aggiornati al 2024, le accise e l’IVA rappresentano oltre la metà del prezzo alla pompa.
La tabella seguente mostra una media indicativa, utile a capire l’incidenza reale delle tasse:

Carburante Prezzo medio al litro (€) Accisa (€) IVA (€) Peso fiscale complessivo
Benzina 1,88 0,728 0,340 56%
Gasolio 1,76 0,617 0,318 53%
GPL 0,78 0,147 0,141 36%

In pratica, per ogni 50 euro di rifornimento, circa 27 finiscono allo Stato.
Un dato che spiega bene perché le accise sul carburante siano al centro di tante discussioni e perché ogni proposta di taglio accise torni ciclicamente al centro del dibattito politico.

Perché le accise non si tolgono mai

Molti governi hanno promesso in campagna elettorale di ridurle o cancellarle. Nessuno ci è mai riuscito.
Il motivo è semplice: le accise benzina e gasolio garantiscono ogni anno decine di miliardi di euro di entrate certe. Togliendole, lo Stato dovrebbe trovare altrove le risorse per coprire servizi pubblici, infrastrutture e fondi ambientali.

E poi c’è un aspetto tecnico: dal 1995, tutte le accise sono confluite in un’unica imposta strutturale.
In passato esistevano decine di micro-tasse nate per finanziare eventi specifici — la guerra d’Etiopia, il terremoto dell’Irpinia, l’alluvione di Firenze. Oggi non sono più distinguibili né eliminabili singolarmente: sono diventate una voce unica del bilancio statale.

Il taglio delle accise benzina di pochi centesimi, quando avviene, è sempre temporaneo. Una misura tampone per calmierare i prezzi, che però riduce il gettito fiscale e viene presto ritirata.

Allineamento accise: cosa cambierà dal 2026

Il prossimo passaggio chiave riguarda l’allineamento accise tra benzina e gasolio, previsto dalla Legge di Bilancio 2026.
L’obiettivo è eliminare la storica differenza di tassazione tra i due carburanti, in linea con le richieste dell’Unione Europea di ridurre i cosiddetti Sussidi ambientalmente dannosi (SAD).

Dal 1° gennaio 2026, salvo modifiche parlamentari, le due aliquote dovrebbero essere portate a 67,29 centesimi di euro al litro.

  • Benzina: riduzione di 4,05 centesimi/litro

  • Gasolio: aumento di 4,05 centesimi/litro

Secondo le stime ufficiali, questa manovra porterà 550 milioni di euro di entrate aggiuntive nel 2026, e 2,6 miliardi entro il 2033.

Perché le accise pesano più in Italia che nel resto d’Europa

Chiunque abbia fatto un viaggio oltre confine lo sa: fare il pieno all’estero spesso costa meno.
Non è solo una questione di materie prime o di concorrenza tra distributori: a fare la differenza, in Italia, è la pressione fiscale. Le accise carburante nel nostro Paese sono tra le più alte d’Europa, seconde solo a quelle dell’Olanda per la benzina e al primo posto assoluto per il gasolio.

Storicamente, il nostro sistema ha fatto largo uso delle accise per finanziare emergenze, guerre, ricostruzioni e — più di recente — la transizione energetica. È una forma di tassazione semplice da applicare, difficile da rimuovere, e che garantisce entrate certe anche nei momenti di crisi economica.
Ma per chi guida ogni giorno, questa certezza per lo Stato si traduce in un costo che pesa, mese dopo mese, sulle spese familiari. Anche se risparmiare si può.

Confronto tra accise in Europa

L’ACEA, l’associazione europea dei costruttori d’auto, pubblica periodicamente i dati sulle accise nei diversi Paesi dell’Unione.
Ecco un confronto che mostra quanto incidano le imposte italiane rispetto agli altri Stati membri:

Paese Accise benzina (€/l) Accise gasolio (€/l) IVA media
Olanda 0,824 0,528 21%
Italia 0,728 0,617 22%
Finlandia 0,721 0,493 24%
Francia 0,683 0,594 20%
Germania 0,655 0,470 19%
Spagna 0,504 0,379 21%
Ungheria 0,347 0,319 27%

Il quadro parla chiaro: un litro di benzina in Italia sconta un’imposizione che supera il 56% del prezzo finale, mentre in Germania o in Spagna la quota fiscale si ferma al 45-47%.
È come se, ogni volta che riempi il serbatoio, metà del costo se ne andasse in tasse.

Accise e sostenibilità: la transizione vista dal portafoglio

Negli ultimi anni, il dibattito politico sull’aumento accise gasolio e sul taglio accise benzina si è intrecciato con il tema ambientale.
Da un lato, Bruxelles chiede di disincentivare l’uso dei carburanti fossili; dall’altro, le famiglie e i lavoratori chiedono misure per contenere i prezzi.
L’allineamento accise tra benzina e diesel nasce proprio da questa tensione: eliminare un vantaggio fiscale che non ha più ragione d’essere, e nel contempo favorire carburanti a minore impatto ambientale.

Unem, l’Unione Energie per la Mobilità, ha suggerito al Governo di destinare il gettito aggiuntivo — stimato in centinaia di milioni di euro — a sostenere i biocarburanti e gli investimenti in tecnologie pulite.
Un’idea che guarda al futuro, ma che lascia aperta una domanda: quanto di queste risorse tornerà davvero nelle tasche dei cittadini, e quanto si perderà nei meandri della burocrazia fiscale?

Italia e accise: una storia lunga quasi un secolo

L’origine delle accise sulla benzina risale al 1936, quando furono introdotte per finanziare la guerra d’Etiopia.
Da allora, la lista è diventata lunghissima: terremoti, alluvioni, crisi energetiche, missioni ONU, fondi cultura, emergenze migratorie.
Un mosaico di micro-tasse nate per durare qualche anno, rimaste invece impresse per sempre.

Accise e automobilisti: il prezzo reale della mobilità

Per milioni di italiani, quindi, le accise carburante non sono una formula da bilancio, ma un numero che si legge ogni settimana sul display del distributore.
È la spia luminosa di una realtà semplice e scomoda: spostarsi costa. E costa sempre di più, perché tra rincari energetici, inflazione e tasse, ogni litro pesa come un lusso quotidiano.

Nella routine di chi prende l’auto per andare a lavoro, portare i figli a scuola o raggiungere i genitori in un altro Comune, il prezzo alla pompa non è un dato tecnico, ma un termometro sociale.
Quando sale, il malumore cresce; quando scende, si tira un sospiro di sollievo. Ma il respiro dura poco, perché i tagli — si sa — non sono mai strutturali.
L’Italia resta il Paese in cui le accise hanno radici profonde e un impatto pesante, e dove ogni variazione di prezzo si riflette sull’economia domestica.

Il futuro: tra transizione ecologica e realismo fiscale

Il prossimo passo, con l’allineamento accise tra benzina e gasolio, è una scelta obbligata dal quadro europeo.
Bruxelles spinge per la neutralità tecnologica e per la riduzione dei Sussidi ambientalmente dannosi, ma la strada è lunga.
Intanto, per i cittadini, il dibattito resta quello di sempre: quanto ci costerà fare il pieno? La verità è che l’automobilista medio italiano si muove tra due fuochi.
Da un lato la spinta alla transizione energetica, che incentiva le elettriche e i biocarburanti; dall’altro un sistema fiscale che non riesce a ridurre davvero il carico sulla mobilità privata.
È il paradosso di un Paese che vorrebbe spingere verso il futuro, ma continua a finanziare il presente con le tasse di ieri.

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Domande frequenti

Che cosa sono le accise carburante?

Le accise carburante sono imposte indirette applicate su ogni litro di benzina o gasolio venduto. Non dipendono dal prezzo del petrolio ma da una quota fissa decisa dallo Stato. Servono a finanziare la spesa pubblica e, in origine, anche emergenze come guerre o calamità naturali. Oggi costituiscono una delle principali entrate fiscali italiane.

Quanto incidono le accise sul prezzo della benzina?

In media, le accise rappresentano oltre il 50% del prezzo finale di un litro di benzina. Ciò significa che su 1,80 euro pagati al distributore, circa 0,90 euro vanno allo Stato tra accise e IVA. È per questo che, anche quando cala il prezzo del greggio, il costo al distributore non scende mai in modo proporzionale.

Quali sono le accise sulla benzina in Italia?

Attualmente, le accise sulla benzina ammontano a circa 0,728 euro per litro, mentre sul gasolio si attestano intorno a 0,617 euro per litro. Questi valori sono stabiliti a livello nazionale e aggiornati periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. A questi importi si aggiunge poi l’IVA, calcolata sull’intero prezzo finale.

Perché paghiamo le accise sul carburante?

Le accise furono introdotte per finanziare eventi straordinari, come guerre, crisi energetiche o ricostruzioni dopo disastri naturali. Col tempo, però, sono diventate una voce stabile del bilancio statale. Oggi servono a coprire spese generali dello Stato e a sostenere, in parte, i programmi di transizione energetica.

Che cos’è il taglio delle accise?

Il taglio delle accise è una misura temporanea adottata dal Governo per ridurre il prezzo dei carburanti. Consiste nella diminuzione momentanea della quota fissa applicata per litro di benzina o gasolio. Quando il taglio termina, le accise tornano al valore ordinario, con conseguente aumento dei prezzi alla pompa.

Cosa significa allineamento accise tra benzina e gasolio?

L’allineamento accise è un processo che punta a uniformare l’imposizione fiscale tra benzina e gasolio. In passato, il diesel godeva di una tassazione più bassa per favorire il trasporto merci. Oggi l’obiettivo è eliminare questa differenza, in linea con le politiche ambientali europee e con la progressiva riduzione dei sussidi ai carburanti fossili.

Quanto incassa lo Stato con le accise sui carburanti?

Ogni anno lo Stato incassa circa 25–30 miliardi di euro dalle accise sui carburanti. È una delle voci più importanti del gettito fiscale italiano e contribuisce in modo significativo al finanziamento dei servizi pubblici e delle infrastrutture.

Cosa succederebbe se le accise fossero abolite?

Se le accise venissero eliminate, il prezzo dei carburanti scenderebbe di circa il 40–50%, ma lo Stato perderebbe una parte consistente delle sue entrate. Per compensare, bisognerebbe aumentare altre imposte o tagliare servizi pubblici. Per questo motivo la loro abolizione totale è considerata poco sostenibile sul piano economico.